Il contratto di outsourcing

Vantaggi e motivi di una scelta possibile

Ricorrere ad un servizio di outsourcing non è un passaggio obbligato per un’azienda. E’ piuttosto una delle possibili strade da percorrere, qualora l’imprenditore ritenga necessario concentrarsi più attentamente sull’attività peculiare dell’azienda, delegando ad una società di servizi la gestione di uno o più settori (più o meno importanti) della propria attività.

Il vantaggio evidente di questa strategia risiede nella possibilità, per l’impresa, di snellire il proprio organigramma e render più agili le funzioni interne: una semplificazione della gestione amministrativa, insomma, a causa del ridursi degli interlocutori. Inoltre l’outsourcing permette di evitare ingenti investimenti in attività secondarie, necessari per ottenere buoni livelli di qualità ed efficienza. Conseguentemente l’impresa gode di un aumento della qualità del servizio ricevuto e di un abbassamento dei costi, essendo diminuito il numero delle operazioni da compiere.

Il maggiore ostacolo al definitivo affermarsi di questo fenomeno, che in Italia sta comunque avendo un discreto successo, è la resistenza conservatrice opposta da molte imprese, in particolar modo di dimensioni medio-piccole, restie ad una eventuale perdita o diminuzione del potere di controllo in merito ad alcune attività aziendali. Paure e timori piuttosto ingiustificati, in quanto affidare un’attività a soggetti terzi non significa acquistare un prodotto ad occhi chiusi e senza possibilità di movimento: regole e accordi disciplinano sempre i rapporti impresa-provider e consentono alle prime di mantenere in ogni caso un controllo parziale o totale. L’outsourcing anzi, utilizzato correttamente, permette di prestare una maggiore attenzione al business centrale dell’impresa, conservando intatto il coordinamento di tutte le altre strutture e funzioni non direttamente connesse con la propria ragion d’essere.

Outsourcing e diritto: alla ricerca di una legislazione

L’outsourcing è un contratto col quale un’impresa (committente o cliente, in inglese outsourcee) trasferisce ad un soggetto esterno (fornitore, provider o outsourcer) alcune funzioni più o meno peculiari riguardanti il completo svolgimento e la piena realizzazione della propria attività imprenditoriale. Nell’ordinamento giuridico italiano non esiste una forma tipica di contratto di outsourcing. Nel momento in cui un’azienda intende intraprendere la strada dell’outsourcing, essa si vede costretta ad utilizzare di volta in volta il contratto tipico, o forme miste o correlate in base alla formula che meglio si adatta alla situazione

Tra le situazioni più frequenti troviamo:

2) Appalto di servizi.

L’appalto è definito dall’art. 1655 Codice civile come “il contratto con il quale una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di un’opera o di un servizio, verso un corrispettivo in denaro”. Si parlerà più specificatamente di outsourcing perciò nel momento in cui il fornitore del servizio assumerà le vesti dell’impresa (anche perché la legge n. 1369 del 23 dicembre 1960 prevede il divieto dell’appalto di manodopera, o meglio la semplice fornitura di manodopera alle imprese).

3) Subfornitura.

E’ una relazione contrattuale nella quale un’impresa affida completamente o in parte la produzione dei propri beni o servizi ad un’altra impresa. Come disciplinato dalla legge 18 giugno 1998, n.192, la subfornitura, in quanto una delle forme di outsourcing, si differenzia dall’appalto perché il settore o l’attività che viene delegato all’impresa terza costituisce o è strettamente correlato alla parte essenziale del business dell’impresa stessa, che ne mantiene in ogni caso la direzione e la coordinazione. Esempi di subfornitura possono riguardare l’assemblaggio, il confezionamento o la produzione di parti di prodotto.

4) Scorporo d’azienda

Recentemente disciplinata dal D.Lgs. n.18 del 2001, questa ulteriore forma di outsourcing si verifica nel momento in cui un’impresa non ritiene più conveniente svolgere direttamente una determinata attività (prevalentemente sussidiaria a quella centrale) e per questo sceglie di cedere il ramo relativo ad un’altra impresa nella quale mantenere comunque una partecipazione o verso la quale esercitare un controllo operativo

Un altro documento interessante riguardante il fenomeno dell’outsourcing è la Circolare 23 marzo 2000, n.10530, emanata dal Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato, riguardante il “Trasferimento a terzi (cosiddetto “outsourcing”) di parte delle attività produttive o di servizio dei relativi beni strumentali facenti parte di un programma agevolato”. Il riferimento contenuto in tale circolare riguarda la legge n.488 del 1992 (che prevedeva delle agevolazioni per quelle imprese che intendessero attivare un programma di investimenti) e mira a “disciplinare i casi in cui un’impresa subentri nella proprietà solo di parte dei beni del programma.” Il testo prevede che l’impresa che “trasferisca o abbia trasferito ad un altro soggetto parte delle attività produttive o di servizio e dei relativi beni strumentali agevolati nell’ ambito del detto programma, mediante atto di conferimento, scorporo o cessione di ramo d’azienda (comunemente denominato “outsourcing”), può […] avanzare una specifica istanza tesa al mantenimento della validità della domanda stessa o dell’eventuale decreto di concessione delle agevolazioni in relazione alle sole spese del programma dalla stessa sostenute.” In definitiva, prendendo in considerazione la varietà di forme che può assumere il fenomeno dell’outsourcing, sembra comune l’intento del legislatore di salvaguardare ogni genere di abuso e garantire la continuità e la stabilità del rapporto (ad eccezion fatta per il caso particolare del lavoro interinale, che si sostanzia proprio nella sua fugacità). Al pari risulta fondamentale tutelare gli aspetti della retribuzione, dell’orario di lavoro e del più generale bilanciamento degli interessi dei soggetti coinvolti nel contratto.

Scopi, auspici e prospettive

Nel mondo del lavoro l’outsourcing non rappresenta una novità. Il fenomeno risale ai primi del ‘900 quando molte aziende manifatturiere statunitensi hanno iniziato ad esternalizzare la produzione di parte dei componenti dei propri prodotti ad imprese terze, mantenendo al proprio interno solo l’attività di assemblaggio.

Tale strategia aziendale è ed è stata prevalentemente utilizzata per ridurre il carico di lavoro nel processo aziendale, per sfruttare le esperienze qualificate di esperti del settore e per ridurre i costi. Ma non solo. Consiste, in definitiva, in un generale spostamento verso soluzioni di continuo miglioramento tecnologico e professionale dei servizi ricevuti. In questo senso l’outsourcer deve possedere una conoscenza approfondita del settore in cui è chiamato ad agire e mettere a disposizione un personale idoneo ai compiti assegnatigli.

Pur mancando, come analizzato, una disciplina legislativa organica dell’outsourcing, il fenomeno sta prendendo sempre più piede in Italia ed è auspicabile continui ad essere una forma di approvvigionamento di risorse per le imprese. Questa sua costante evoluzione è il motivo per cui l’inquadramento dell’outsourcing all’interno dei limiti di un quadro normativo non appare indispensabile e potrebbe addirittura risultare controproducente.